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Dove va la scuola italiana? Ce lo dice Orizzonte 2028

scuolaIn Italia, la popolazione tra i 3 e 18 anni in Italia è oggi circa 9 milioni. Tra 10 anni, nel 2028 scenderà a circa 8 milioni. Nessun altro paese europeo avrà un trend così declinante. I motivi sono conosciuti: in primo luogo, la diminuzione del numero delle madri potenziali e del loro tasso di fecondità, in particolare delle donne straniere. E sullo sfondo anche la riduzione dei flussi migratori internazionali.
Partendo da questa previsione, fondata su dati Istat e proiezioni legate ai tassi di natalità, la Fondazione Agnelli ha redatto un interessante studio sugli effetti di tale situazione sul sistema scolastico. Con le regole vigenti, la riduzione della popolazione scolastica comporterà la scomparsa di decine di migliaia di classi e di circa 55mila cattedre.
A differenza del passato, il declino investirà progressivamente tutte le regioni, comprese quelle del Nord. Di conseguenza avremo un raffreddamento della mobilità territoriale dei docenti, poiché diminuiranno le opportunità di trasferirsi dal Sud al Centro-Nord per entrare in ruolo. Ed ancora, i nuovi insegnanti immessi in ruolo saranno meno degli insegnanti che usciranno (per pensionamenti, ecc.) ed “a soffrirne - afferma lo studio- sarà il rinnovamento del corpo docente e probabilmente anche l’innovazione didattica”.
“ A regole vigenti”, sottolineano i ricercatori e quindi in assenza di interventi da parte dei governi che si succederanno, che potranno decidere di assecondare la tendenza e mettere nelle casse gli effetti in termini di risparmio (si stima di quasi due miliardi), oppure, come sarebbe auspicabile, cambiare passo.
“Una potrebbe essere aumentare il numero medio di insegnanti per classe, come avvenne nel 1990 con l’introduzione del modulo didattico alle scuole elementari, favorendo lo sviluppo di forme di co-progettazione interdisciplinare anche ai gradi superiori. Una seconda ipotesi consiste nella riduzione del numero medio di studenti per classe”. L’alternativa che i ricercatori indicano però come preferibile, è “dare priorità al miglioramento della qualità dell’istruzione in Italia, attraverso un rafforzamento generalizzato della “scuola del pomeriggio”, con più possibilità di scelta del tempo pieno/prolungato, attività integrative, supporto ai percorsi personalizzati, contrasto all’abbandono”.

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