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E se venisse condannata?

raggiIl conto alla rovescia è scattato: sabato 10 novembre arriverà a conclusione il processo che vede la sindaca Virginia Raggi accusata di aver mentito all'Anticorruzione sulle procedure seguite nella nomina di Renato Marra a capo del dipartimento Turismo. Per l'accusa in quella nomina ci sarebbe lo zampino di Raffaele Marra, fratello di Renato, ex braccio destro della sindaca, arrestato nel 2016 per corruzione. Lei si è sempre difesa ribadendo la versione data ai funzionari dell'Anac:”ho agito in piena autonomia”. Nel Movimento 5 Stelle hanno fatto quadrato intorno alla Raggi e almeno ufficialmente, tutti si dicono convinti che la sindaca verrà assolta.

Ma in realtà la preoccupazione che l’esito possa essere diverso è tanta. Ed in caso di condanna, secondo il codice etico del M5S, la sindaca dovrebbe rassegnare le dimissioni. In quel caso la parola tornerebbe ai romani che sarebbero chiamati al voto in primavera, magari in coincidenza con le Europee. Una eventualità che allarma il Movimento, preoccupato che uno scenario simile possa consegnare Roma alla Lega.

Per questo da tempo si ragiona su ipotesi alternative, capaci di far proseguire la consiliatura a prescindere dagli esiti del processo. Quali ipotesi? Innanzitutto evidenziare che il falso in atto pubblico, al contrario dell'abuso d'ufficio, non è contemplato nella legge Severino tra le cause di sospensione per gli amministratori pubblici. Resterebbero comunque lòe perplessità di molti, amche esponenti M5S pronti a ricordare quanto previsto dallo statuto del Movimento. Per far fronte a queste resistenze, la Raggi potrebbe dimettersi subito dopo l'eventuale condanna, e ripensarci prima che divengano effettive, ovvero 20 giorni. Un tempo utile per studiare altre soluzioni, come ad esempio quella della sospensione (concordata con i vertici M5S) dal Movimento che le consentirebbe di continuare a governare, senza intaccare le regole stabilite dal Movimento stesso. Più d’uno tra i pentastellati è contrario ad una simile ipotesi, ma i rischi in caso di dimissioni sono maggiori e dunque tali da suggerire di valutare tutti gli escamotage tesi a prendere tempo.

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