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Gli invisibili delle nostre città

clochard“Barboni”, “clochard”, “senza fissa dimora”. Modi diversi per definire un esercito di uomini e donne “invisibili” che popolano le strade delle nostre città. A loro è dedicato il dossier "Persone senza dimora. Le sfide di un sistema integrato", presentato dalla Caritas di Roma che attraverso analisi e proposte concrete, affronta il tema delle persone in povertà estrema, soprattutto nella capitale. Qui, nella sofferenza e nell'indifferenza generale, vivono 14.000 persone in povertà estrema e si tratta di numeri in costante crescita. Si tratta di persone, scrive il direttore della Caritas di Roma, don Benoni Ambarus, nell’introduzione del rapporto, “che cercano di rimanere in piedi, al limite della dignità umana, in baracche, anfratti, sottopassaggi, sui marciapiedi, nelle piazze, nei parchi pubblici o che si trovano “bloccate” nelle strutture di accoglienza della città per la mancanza di risposte adeguate ai complessi percorsi di vita che le hanno condotte all’emarginazione”.
Di fronte alla gravità della situazione, denuncia il rapporto, inadeguata è la risposta delle istituzioni pubbliche, pronte ad intervenire solo in occasioni di emergenza, come in occasione di ondate di grande freddo ed anche in queste circostanze la risposta non è all’altezza del problema: “ogni volta ci si trova impreparati, come se fosse il primo anno”. Per la possibile emergenza dell’inverno di quest’anno, denuncia Roberta Molina, responsabile dell’area accoglienza della Caritas, il bando del comune di Roma chiede alle associazioni la disponibilità di 335 posti, di cui 100o sono solo per l’accoglienza diurna. Per la notte quindi ce ne saranno solo 230. “Pochissimi – dice la responsabile Caritas, laddove Milano, con meno persone per strada, ne prevede 2.500”.
Sotto accusa anche le politiche attuali di contrasto alla povertà che sono “indirizzate indistintamente a tutti i poveri assoluti ma non si preoccupano di comprendere se misure e interventi previsti, siano accessibili anche da parte di chi vive una condizione di forte deprivazione materiale, relazionale e psicologica”.

Qualche numero tratto dal rapporto:
Gran parte delle persone senza dimora si trova in quella condizione da almeno 5 anni, ha un’età media di 45 anni. Tra le persone rilevate nei centri di accoglienza romani la nazionalità più rappresentata è quella italiana. Il 42% dichiara un titolo di istruzione superiore alla licenza media. Il 22% ha precedenti penali e, tra questi, per il 67%, l’esperienza del carcere ha preceduto la perdita della casa. Quanto allo stato di salute, il 73% soffre di patologie e il 17% ha una qualche disabilità, ma il 32% non si è mai rivolto ad alcun servizio specifico. L’80% dichiara di aver trascorso in strada la prima notte dopo la perdita dell’alloggio non sapendosi orientare tra i servizi esistenti.

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