Il diario della crisi: stasera CdM sul Recovery plan. Zingaretti: faccio appello al buon senso

“Il Pd ha promosso il rilancio, ma rilancio non è mandare a casa il governo o provocare una crisi che il 99% italiani non capisce”. Sui venti di crisi che da settimane rendono complicata l’azione del governo, interviene stamani il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Intervistato da Sky Tg24, Zingaretti parla di “grave errore politico” riferendosi all’intenzione di Italia Viva di provocare la crisi del Conte bis. Cosa accadrà in caso di ritiro dall’esecutivo delle ministre renziane? “Sarà una valutazione che farà il premier Conte con il presidente Mattarella – la risposta di Zingaretti - spero che ci si renda conto che così si entra in un tunnel di cui nessuno conosce l'uscita. Se il vaso si rompe, i cocci non si rimettono insieme".
"Una crisi di governo è inspiegabile”, commenta da parte sua il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che aggiunge: "La crisi non interessa agli italiani ma neanche all'estero". Il capo politico del M5S, Vito Crimi definisce invece un "Tradimento agli italiani" la possibilità che le ministre di Italia Viva escano dal governo.
Il tutto si consuma nell’imminenza del consiglio dei ministri in programma questa sera durante il quale sarà approvato, salvo sorprese, il Recovery Plan, rielaborato sulla base delle indicazioni ricevute nel corso del serrato confronto di questi ultimi giorni in seno alla maggioranza. Si tratta di un piano contenuto in 171 pagine, composto di 6 missioni, 47 linee di intervento e 4 tabelle. Il documento promette di spendere subito, nel 2021, 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati e aumenta le risorse per i due importanti capitoli di istruzione e digitale. Ai 222,9 miliardi (144,2 per nuovi interventi) previsti imbarcando anche i fondi per la coesione, vengono poi aggiunti i soldi della programmazione di bilancio 2021-26. Il totale sale così 310 miliardi.
E’ opinione diffusa tra i commentatori che dopo il via libera al piano, arrivino le dimissioni dal governo delle ministre di Iv Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, che chiedono con il loro leader, Matteo Renzi, una forte discontinuità, che sembra voler dire innanzitutto un nuovo premier. Sarà l’apertura di una crisi dagli sbocchi incerti, che potrebbe approdare celermente in Parlamento dove Conte sembrerebbe intenzionato a verificare se dispone ancora di una maggioranza. Sul tavolo anche l’ipotesi di una ricomposizione con un patto di legislatura, come fortemente chiesto dal Pd, e un corposo rimpasto.