Sul Referendum sulla magistratura, clamoroso colpo di scena. La Cassazione, in particolare l'Ufficio centrale per il referendum del Palazzaccio, avrebbe ammesso il quesito presentato con la sottoscrizione di 500mila firme, lo scorso gennaio, frutto della mobilitazione promossa dal comitato di giuristi guidati dall'avvocato Carlo Guglielmi. L’Ufficio centrale ha riformulato il testo ammesso a novembre sulla base della richiesta dei parlamentari, accogliendo la versione proposta dai 15 giuristi promotori della raccolta firme. I due quesiti differiscono per un aspetto: l’indicazione degli articoli della Costituzione – ben sette – modificati della riforma. Secondo la tesi accolta dalla Cassazione, quell’indicazione è obbligatoria in base alla legge del 1970 sul referendum.
La pronuncia mette in discussione la data già fissata dal governo per la consultazione, ovvero il 22 e 23 marzo. La situazione pone, al governo in primis, una questione inedita dal punto di vista costituzionale. L'esecutivo potrebbe essere tentato a limitarsi a modificare il quesito con una “correzione di errore materiale”, ma potrebbe andare incontro unostop, oppure convocare di nuovo le urne, in una data inevitabilmente successiva a quella prevista visto che in base alla Carta Costituzionale, servirebbe un anticipo compreso tra i cinquanta e i settanta giorni.
