In Italia erano le 23.15 di ieri notte, quando gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro diversi target in Iran. "Una risposta alla continua e ingiustificata aggressione da parte dell'Iran", ha detto il Comando centrale Usa (CentCom). Un modo per convincere Teheran ad accettare le condizioni americane al tavolo del negoziato stando a quanto sottolineato dal capo del Pentagono Hegseth. E se non ci saranno segnali in tal senso, ha fatto sapere Trump, "gli Stati Uniti sono pronti ad intensificare rapidamente l'azione militare. Se Teheran non firmerà presto un accordo per porre fine alla crisi in corso - ha aggiunto - domani li bombarderemo senza pietà".
L'azione della scorsa notte ha visto l'impiego di 49 missili Tomahawk con l'obiettivo di colpire sistemi radar e di difesa aerea. Gli attacchi sarebbero stati diretti contro posizioni a circa 65 chilometri da Teheran e lungo la costa sud-occidentale affacciata sul Golfo Persico.
In risposta la guardia rivoluzionaria iraniana afferma di aver colpito basi americane in Giordania, Kuwait e Bahrain. Il comandante delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato che rendere insicuro lo Stretto di Hormuz non resterà impunito: "faremo di questa regione un inferno per voi", ha scritto il generale di brigata Seyed Majid Mousavi in un post sui social media citato da Tasnim.
