Non è un pasticcio: Meloni difende il Dl sicurezza, oggetto, sulla questione rimpatri, dei rilievi del Quirinale

Il giudizio diffuso è che sul decreto sicurezza il governo abbia fatto un gran pasticcio, inserendo norme incostituzionali sulle quali il Quirinale si è trovato costretto a fare dei rilievi. Ma la premier Meloni, da sempre poco incline ad ammettere errori (assai frequenti) non ci sta: "non lo considero un pasticcio - ha detto Meloni parlando con i giornalisti al Salone del Mobile di Milano- stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati. Trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc perché non c'erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma, ma la norma rimane perché è una norma di assoluto buon senso". In discussione, in particolare è l'articolo del provvedimento che stabilisce incentivi per gli avvocati che favoriscono il rimpatrio dei migranti. A contestare la norma è stato lo stesso Consiglio Nazionale Forense.

 Nel rispondere alle domande dei cronisti, Meloni ha parlato anche di altri temi: ha detto di non avere sentito Trump recentemente, ed ha parlato del blocco di Hormuz: "Noi siamo stati tra i primi a proporre che ci fosse una copertura Onu su una eventuale missione a Hormuz e questo non è stato possibile per un veto che c'è nel Consiglio di sicurezza da parte di Usa e Cina. Vedremo se nelle prossime settimane questo veto può essere superato. Se non dovesse essere superato, a condizioni date che abbiamo già chiarito, ci deve essere una cessazione delle ostilità e una ampia adesione internazionale, la postura della missione deve essere solo difensiva e -ha concluso -penso che l'Italia dovrebbe esserci, ma deve essere il Parlamento a esprimersi".