Iran, dilagano le proteste contro il regime degli Ayatollah. Decine le vittime della repressione. Minacciata la pena di morte per i manifestanti

Dilagano le proteste anti-regime in Iran. Il blocco di internet deciso dalle autorità, rende difficile agli oppositori fare conoscere al resto del mondo quanto sta avvenendo, ma non ferma la protesta giunta ormai al suo quattordicesimo giorno. Una protesta che per numeri e portata non ha precedenti negli ultimi tre anni, che investe la capitale, Tehran, ma anche altre città, da Tabriz a Shiraz. Per le strade blocchi e slogan contro la guida suprema, l'Ayatollah Khamenei. Dura la reazione del regime: si parla di almeno 70 morti per le strade e di migliaia di arresti. Per i rivoltosi viene minacciata la forca  ed è forte il timore di una ancora più brutale repressione del dissenso.

Ad accendere gli animi anche le voci, non confermate, dell'arrivo a Teheran di miliziani iracheni a sostegno del regime. Tanto è bastato  per i manifestanti per guardare con timore ad ogni iracheno in città. Si parla anche di aggressioni nei confronti della popolazione irachena. Dall'estero a chiamare alla rivolta è Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia: "Sono certo che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e interrompendo i canali finanziari, rovesceremo la Repubblica Islamica". Alla reazione del regime guardano in particolare gli Stati uniti: Trump aveva minacciato un intervento armato Usa qualora fosse stato sparso del sangue da parte delle autorità iraniane, mentre dall'Europa la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, ha proposto di sanzionare il Corpo delle guardie della rivoluzione. 

Le autorità iraniane rispondono accusando i manifestanti di portare avanti "una guerra orchestrata dall'estero", con il dito puntato su Stati Uniti e Israele.