Brasile, siamo ai tempi supplementari. Avanti Bolsonaro che chiede il cambiamento. Per Lula il prossimo 25 pottobre in gioco c'è la democrazia

E' la fine dell'era Lula, o il vecchio presidente mostrerà ancora una volta di essere in grado di risollevare le sorti della sinistra? Per le risposte alle domande che i brasiliani per primi si pongono, bisognerà attendere ancora tre settimane. Il 25 ottobre il presidente in carica affronterà il ballottaggio con lo sfidante della destra, Flávio Bolsonaro, dovendo recuperare poco meno di due punti percentuali, che viste le premesse della vigilia appare però  impresa davvero ardua.

Flávio Bolsonaro figlio dell'ex presidente Jair, oggi agli arresti domiciliari, ha ottenuto il 47,03, Luiz Inácio Lula da Silva, il 45,16 per cento. Nessuno dei due ha dunque superato la soglia del 50 per cento per essere eletto al primo turno, ma iil risultato della destra che si riconosce in Bolsonaro (e nel trumpismo), visto anche l'andamento del voto nell'elezione dei Governatori, così come la crescita al Senato dello schieramento conservatore, sembra gonfiare di più le vele di Bolsonaro.

Per vincere, i due candidati dovranno mobilitare i rispettivi schieramenti, ma anche coloro che non hanno votato. Dei quasi 160 milioni di brasiliani chiamati alle urne, più del 21% non ha votato ed il dato più alto registrato in un primo turno presidenziale dal 1998. 

Un voto che conferma una polarizzazione che continua a ruotare intorno alle due principali famiglie politiche del Brasile. Da una parte la sinistra che con Lula pur non nascondendo delusione per il primo turno, rilancia parlando del ballottaggio come dei "tempi supplementari" nei quali in gioco c'è il futuro stesso della democrazia in Brasile, dall'altra  Bolsonaro che spinge sulla parola e sul tema "cambiamento" promettendo, come tutte le destre mondiali,  più sicurezza e meno tasse.