Meat free week: sino al 30 gennaio il WWF Italia racconta 6 buoni motivi per ridurre il consumo di carne

Dal 26 al 30 gennaio, attraverso i suoi canali social, il WWF Italia propone una settimana di approfondimenti tematici per informare, sensibilizzare e incoraggiare tutti a ridurre il consumo di carne, a favore di un’alimentazione più sostenibile, la biodiversità e la nostra salute. Lo fa nell’ambito del Veganuary, il mese del vegetarianesimo e della salute, proponendo la sua Meat Free Week, all’interno della campagna Our Future. Proposti 6 buoni motivi per ridurre il consumo di carne. Una scelta, sottolinea l’associazione ambientalista “importante non solo per il Pianeta, ma anche per la nostra salute e sicurezza alimentare, oggi e nel futuro”.

Nell’occasione il WWF ci propone anche alcuni dati: nel mondo la maggior parte dei mammiferi presenti sulla terraferma, ci ricorda, non vive più in Natura. Il 60% della biomassa dei mammiferi è costituito da animali allevati, il 36% da esseri umani e solo il 4% da specie selvatiche. Come denuncia il WWF, “gli allevamenti intensivi, predominanti su scala globale e da cui proviene fino all’80% della carne consumata in Italia, hanno indiscutibilmente ridefinito la struttura della vita sul nostro Pianeta. L’attuale sistema di produzione di carne genera numerosi impatti, diretti e indiretti, sugli ecosistemi globali”. Produrre tanta carne vuol dire anche trasformare milioni di ettari di habitat naturali in campi agricoli per la produzione di mangimi, in particolare soia e mais. A livello globale, oltre 200 milioni di ettari di suolo agricolo sono oggi destinati alla produzione di mangimi, molto maggiore dell’intera superficie agricola dell’Unione europea Colpiti in modo significativo Paesi ad altissima biodiversità, soprattutto in Sud America. Anche l’Italia è parte di questo modello: negli ultimi decenni, il numero degli allevamenti nel nostro Paese è diminuito, ma quelli rimasti sono diventati sempre più grandi e intensivi. “Questo – dice il WWF - significa concentrare migliaia di animali in pochi impianti, incrementando gli effetti negativi dell’allevamento su aria, acqua, suolo, aumentando le emissioni climalteranti e peggiorando il benessere animale. Allo stesso tempo, la scomparsa di aziende zootecniche di piccola e media dimensione, spesso biologiche, estensive o rigenerative, indebolisce i territori rurali e riduce la diversità degli agroecosistemi, rendendoli meno resilienti”.