Europa-Usa, è guerra totale su dazi e Groenlandia. Macron: basta bulli. E Trump minaccia dazi al 200% su vino e champagne francese

Tra Donald trump e l'Europa, o meglio alcuni paesi europei, è guerra totale. Duro lo scontro soprattutto tra il Capo della Casa Bianca e il presidente francese Macron. Ci stiamo avvicinando "al punto di rottura", dice il premier belga Bart De Wever; gli attacchi e le provocazioni di Trump sono ormai quotidiane. "Trump vuole un'Europa vassalla, preferiamo il rispetto ai bulli", ha scandito il presidente francese parlando in Svizzera dal vertice di Davos, dove arriverà anche Trump e dove si annuncia una nuova puntata dela disfida. Ma per il presidente Usa ogni occasione è buona. Ecco così, il primo attacco frontale a Macron per il suo rifiuto ad entrare nel Board of Gaza. "Nessuno lo vuole perché lascerà l'incarico molto presto, va bene così", le parole alle quali Trump ha accompagnato la pubblicazione di un messaggio inviato da Macron nel quale il presidente francese mostrava la sua ostilità verso le pretese di Trump sulla Groenlandia, dicendosi nel contempo pronto ad un vertice del G7 a Parigi, dopo Davos,  con la partecipazione, tra gli altri, di danesi, siriani e russi. Ed ancora Trump che torna a minacciare dazi del 200% su vino e champagne francese e a rispondere un secco no all'invito a Parigi. Il tutto corredato da un diluvio di post su Truth, tra i quali anche un fotomontaggio che lo vede piantare una bandiera Usa sul suolo della Groenlandia, affiancato da Vance e Rubio. E poi appunto, Macron che da Davos, indossando gli occhiali da sole a specchio già visti in recenti apparizioni pubbliche per l'emorragia sottocongiuntivale di cui è affetto, dapprima si è limitato a battute anti-Trump che hanno strappato un sorriso alla platea e poi in un deciso affondo ha detto il suo deciso no alle "ambizioni imperiali" di Trump e al  suo "calpestare il diritto internazionale". Sono in tanti in Europa a pensarla nello stesso modo, ma non tutti così decisi nell'affermarlo. E ci sono poi quelli che tifano per Trump, chi apertamente, chi meno. Tra questi ultimi c'è il governo italiano, con la premier Meloni che si illude di potere svolgere un ruolo di mediazione che la porterà al prossimo vertice dei europeo dei 27 convocato da Antonio Costa ad opporsi a misure estreme contro l'America di Trump, le sue minacce di nuovi dazi e di conquiste territoriali. Di questo gli viene chiesto conto in Italia dalle forze di opposizione che accusano il governo di vassallaggio verso Trump e chiamano la premier a riferire in Parlamento prima di recarsi al vertice europeo.

Da un Parlamento, quello europeo, è intanto arrivata una prima decisa risposta alle minacce tariffarie trumpiane. Il leader del Ppe , il tedesco Manfred Weber ha annuncianto l'intesa tra i gruppi della maggioranza che sotiene la commissione a guida Ursula von der Leyen,  per sospendere l'accordo Ue-Usa dello scorso luglio. Un primo via libera era atteso il 26 gennaio. L'iniziativa, inizialmente promossa da liberali, socialisti e verdi, alla fine ha convinto anche i popolari. Contrario alla mossa dell'Eurocamera, a conferma del posizionamento della destra italiana,  si è affrettato a dire il co-presidente del gruppo di Ecr Nicola Procaccini.