L'Iran minaccia di bloccare le petroliere nel Gofo. Trump: se lo faranno saremo ancora più aggressivi. Nel sud del Libano Israele pronta a bombardare Tiro e Sidone

L'Iran ha diffuso i dati sulle vittime nel paese dall'inizio dei bombardamenti israelo-americani: sono 1.255. Oltre 12.000 i feriti secondo quanto annunciato dal viceministro alla Salute, Ali Jafarian.I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno intanto confermato l'intenzione di bloccare il passaggio nel Golfo delle petroliere che trasportano greggio per Stati Uniti, Israele e loro alleati. Eventualità che allarma i mercati con Trump che cerca però di essere rassicurante, minacciando in proposito gli stessi iraniani: se cercheranno di interrompere l'approvvigionamento energetico mondiale, ha detto l'attacco statunitense "potrebbe diventare ancora più aggressivo". Come ogni giorno è sua consuetudine, il capo della Casa Bianca parlando con i giornalisti ha esaltato la forza militare degli Stati Uniti, parlando di straordinari successi degli attacchi e di una guerra che finirà presto.

Gli iraniani da parte loro continuano a lanciare missili e droni verso i paesi del Golfo, con un missile intercettato ieri dalla Nato sopra i cieli anche della Turchia. E' il secondo episodio, dopo che un primo missile era stato intercettato lo scorso 4 marzo, sempre nel sud della Turchia. Un sistema di difesa missilistico Patriot è stato montato ed è ora operativo nella base Nato di Malatya, nel sud della Turchia. 

Le Forze di difesa israeliane da parte loro conducono operazioni militari senza sosta anche nel sud del Libano, l'altro fronte di guerra dove sono impegnati. L'Idf afferma di aver completato un'ondata di attacchi aerei contro filiali di un'associazione legata a Hezbollah, nota per essere utilizzata dal gruppo come rete finanziaria parallela. L'Idf ha inoltre emesso un ordine di evacuazione per alcuni edifici nelle città costiere libanesi di Tiro e Sidone, in vista di imminenti attacchi aerei. L'ambasciata statunitense a Beirut esorta i suoi cittadini a trovare un "rifugio" se non intendono lasciare il Libano.