In Russia costretta a chiudere una delle ultime voci critiche nei confronti del regime di Putin. La Novaya Gazeta, quotidiano che Mosca ha classificato ad inizio settembre come "agente straniero", ha annunciato la cessazione delle attività nel paese dal prossimo 9 novembre. "Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività", si legge sul sito del quotidiano. La testata era già sottoposta a limitazioni dal 2022. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta - Europe.
Nel 2023, anche il co-fondatore del giornale, il premio Nobel per la Pace Dmitry Muratov, era stato riconosciuto come "agente straniero" e costretto a dimettersi dalla carica di direttore responsabile, cedendo il posto a Serghei Sokolov. Quest'ultimo il 15 ottobre scorso è stato trattenuto dalle forze dell'ordine per un interrogatorio di alcune ore in merito a vicende in cui è coinvolto un ex collaboratore della testata, Oleg Roldugin, accusato di violazioni nella raccolta di dati personali di politici e notabili russi.
"Dopo la lettera di sfratto, hanno disattivato anche il sistema di donazioni che ci permetteva di ricevere contributi dai nostri lettori. In altre parole, ci hanno privato di tutti i fondi. Si tratta di un'azione coordinata", che ha visto protagonista l'apparato repressivo statale. Considerano - la chiosa finale - il Paese di loro proprietà".
